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da Corriere Magazine del 24/02/2005

Mi aveva detto che aveva paura di questa intervista. Io ero rimasto sorpreso. Romina Power ne avrà date mille. «Mille?», dice. «Sapesse quante ne inventano». Comunque ai mass media è abituata. «Mi ci sono dovuta abituare presto: sono stata presentata alla stampa a due mesi». E che cosa ha detto in quell’occasione la figlia di Linda Christian e Tyrone Power? «Nessuno si aspettava una dichiarazione da me». La leggenda racconta che le prime parole che lei ha detto siano state «more caviar». Vorrei ancora del caviale. «È vero. Mi trattavano bene».
Perché ha paura? «Non è paura. È fastidio per la curiosità morbosa e la mancanza di rispetto. Il giornalista ha potere e ne approfitta». È il prezzo da pagare alla fama e al successo. «Perché pagare un prezzo?». Perché avete una vita migliore degli altri. «Chi l’ha detto che è migliore?». Cantare una canzone in cambio di cento milioni non è come lavorare in miniera, se mi consente una botta di demagogia. «È vero, però a volte si fanno strapazzi pazzeschi, si girano scene estive in inverno, non si dorme, si fanno chilometri e chilometri su un pullman, con i figli piccoli ai quali bisogna dare il biberon. Sono anche salita sul palcoscenico con l’otite a tutte e due le orecchie. Sorridere e andare avanti. Non è tutto oro quello che luccica». Bene, non è tutto oro quello che luccica. Ma cominciamo con l’intervista.
Oggi si sente nell’ombra?
«Nell’ombra di che?».
Non vedo molti paparazzi davanti alla porta.
«Arrivano quando meno te lo aspetti. A volte passeggio con il cane e vedo i cespugli che si muovono, e non è simpatico, in fondo un paparazzo è uno che pedina. Essere pedinati non è bello».
È il divismo.
«Non ho mai chiesto di essere una diva».
Qui sbaglia. L’ha chiesto in ogni momento della sua vita.
«Non è bello essere spiate».
Adesso comincia una seconda vita.
«Direi la quarta».
Mi racconti le altre tre.
«La prima è l’infanzia hollywoodiana, la villona a Bel Air. Fino a nove anni. Poi i miei si sono separati ed io sono andata in collegio, in Messico, dalle suore».
La seconda vita è quella dei film.
«Periodo breve ma intenso».
Filmetti scollacciati.
«Scollacciati?».
Nel senso che lei era un po’ nuda, quattordicenne.
«In effetti ero troppo piccola per andare a vedere i film che avevo fatto. Ma erano niente rispetto a quello che si vede oggi».
Sua madre fu molto criticata.
«Essendo figlia di chi ero figlia in effetti avrebbe potuto indirizzarmi a un cinema un po’ più di qualità. Ma all’epoca lei non era in grado di distinguere, aveva un tremendo esaurimento nervoso. Ero io che accudivo lei, non viceversa».
Playboy le chiese di posare nuda.
«Negli anni Settanta, avevo già due figli, però avevo ancora 25 anni. Ho detto no anche se la cifra era veramente cospicua».
Dopo aver fatto film come Justine rifiutò Playboy?
«Quei film li feci per pura incoscienza».
Poi c’è la terza vita, con Albano. E adesso la quarta. Pittrice, scrittrice, regista.
«E mamma. Ho una figlia diciassettenne che vive con me».
Albano l’aveva definita «astrattista figurativa». Lei si autodefiniva «post impressionista».
«Bisognerebbe chiederlo a Bonito Oliva o a Sgarbi. Sono stati buoni con i miei quadri».
Forse sarebbe stato meglio se lei non avesse cominciato a cantare con Albano.
«Col cinema avrei avuto una carriera mia. È stato difficile inventarmi come cantante. Ho un fil di voce. So fare swing, ballare, sono una show woman, però ho dovuto vincere una timidezza fortissima. Davanti a 80 mila persone mi tremavano le gambe».
Ylenia le diceva: mamma perché canti?
«Mi diceva che non era la mia vita. La vita che sto facendo adesso sarebbe stata l’ideale per lei. Ho fatto un corto, Upaya, che parteciperà a vari festival. Ho preparato una mostra, India Power, con dieci tele ispirate all’India. E poi c’è un romanzo in via di allestimento. Faccio yoga, meditazione. Sono vegetariana e ho abolito l’alcol».
Per molti anni lei e Albano siete stati la coppietta di Peynet.
«Una cosa che ci appiccicavate voi».
Non se la prenda con me. Non facevo parte del commando.
«Eravamo talmente popolari che non faceva chic parlare bene di noi. Anche persone che ci ammiravano in segreto mantenevano un certo distacco quando parlavano di noi».
Tipico degli intellettuali. Però Franco Cordelli vi difese.
«Non lo conosco».
L’unico che parlava bene di voi…
«Mi dispiace, mi dispiace».
Qualche giornalista faceva finta di esservi amico?
«Non voglio fare nomi».
Alfonso Signorini? Ho letto una sua frase molto cattiva.
«Signorini, ma anche Luciano Regolo. All’amicizia dei giornalisti non ci credo più».
Fabrizio Zampa scrisse un pezzo sul vostro matrimonio ridicolizzandolo.
«Aveva ragione ed ho riso anche io. Il nostro matrimonio ci sfuggì di mano. Diventò una kermesse. Fuori della chiesa la gente cantava le nostre canzoni. Dentro tutti rispondevano al prete al posto nostro. E tutti volevano che Albano cantasse».
Anche voi avete contribuito a creare l’immagine della coppietta sdolcinata.
«Di sdolcinato non c’era niente. Su un album ci poteva essere Felicità, ma nelle altre canzoni c’erano altri spessori, generi, tematiche. Ma tutti si fermavano in superficie».
Che mi dice del ballo del qua qua?
«Il qua qua era una canzone olandese, io la tradussi pensando ai bambini. Però il fatto che la gente abbia decretato tutto questo successo al qua qua e pochissimo ad altre canzoni dove io avevo messo veramente l’anima, questo le dice qualche cosa del pubblico, non di me. Io, nel 1973, ho fatto un album come cantautrice, Ascolta, ti racconto di un amore, che è un opera d’arte, un gioiello dall’inizio alla fine. Non se ne è accorto nessuno».
Dopo la separazione lei andava in giro con le cuffie per non sentire i commenti della gente.
«Tutti volevano impicciarsi. Ogni tassista doveva dire quello che pensava di noi due».
Succede ancora?
«Non lo so, non guardo, non ascolto».
Perché adesso, con la storia di Loredana Lecciso…
«Pensano di fare una cosa gradita a me parlando male di Loredana. E invece a me non interessa nulla».
Loredana, alle critiche sui suoi balletti, ha risposto: «Se Romina cantava io posso pure ballare».
«Può dire quello che vuole. Non mi riguarda. Possiamo cambiare argomento?».
Loredana parlando di lei ha detto: «Si può capire Romina. Ha cinquant’anni». Come dire: è una vecchietta.
«L’età non significa nulla. Allora cambiamo argomento?».
Parliamo di politica.
«Gandhi».
Siete nati lo stesso giorno.
«Bravo, vedo che si è documentato. Il due ottobre. Anche Sting è nato il due ottobre. Lui è nato anche lo stesso anno, 1951».
Che faceva durante il ’68?
«Giravo un film dietro l’altro… cioé lavoravo non-stop, essendo, a 16 anni, la «capo-famiglia». Tutto gravava sulle mie spalle».
Qualche anno fa l’hanno vista al Centro Sociale Intifada.
«Come ha fatto a saperlo?».
Io so tutto.
«Sono capitata lì per caso, a ballare con alcuni amici. Con me c’era un amica che aveva pelliccia, gioielli e Rolex d’oro. Prima di entrare l’abbiamo praticamente spogliata. Altrimenti la linciavano».
Ha votato per Bush o per Kerry?
«Non ho votato».
Ma se avesse votato?
«Non lo dico».
Dica allora se il suo candidato ha vinto.
«Dico solo che abbiamo davanti quattro anni tosti. Avrei preferito che non ci fossero».
In Italia ha mai votato?
«No. Non saprei per chi».
Si sente di destra o di sinistra? Grosso modo.
«Non mi sento…».
Non si sente?
«Ho poco tempo».
È possibile non avere un’idea politica?
«È possibile non dirla in una intervista».
A un giornale americano, Underground, lei ha detto che una volta, da ragazzina…
«Erano gli anni ‘70, a Roma. I ragazzi della mia generazione usavano l’Lsd. L’importante è poterlo raccontare ora, a mente lucida».
Che impressione le faceva l’Lsd?
«Era naturale, si andava alla festa ed era una cosa all’ordine del giorno. Era come un viaggio di otto ore».
Tipo andare da Milano a Napoli.
«Si passavano varie fasi, allucinazioni visive, auditive».
Gradevoli?
«Per me non è mai stato negativo».
Perché ha smesso?
«Mica si può continuare tutta la vita».
Perché no? Se è gradevole.
«Ora il mio cervello sarebbe fritto».
È vero che fa sogni erotici con Albano?
«Non parliamo di questo: quando l’ho detto è successo un putiferio».
Però l’ha detto.
«Non ne parliamo».
Loredana Lecciso si è arrabbiata?
«Il mio sogno ricorrente, da tanti anni, è un’onda gigantesca, che sta per abbattersi su una spiaggia dove io mi trovo con un gruppo di amici. Io ho sogni premonitori».
Con Michela Auriti, la giornalista dell’Oggi, ha parlato del sogno erotico.
«Mi sono lasciata andare. Credevo di avere un’amica davanti».
E le ha confessato anche di avere tradito una volta Albano.
«C’è stato un malinteso, ho detto che è successo in India però poi hanno cominciato a mettere i nomi, ma uomini in India ce ne sono tantissimi…».
Però ha detto: «Una volta sono caduta».
«Caduta. Non direi mai una parola del genere».
Ha detto: «Sono caduta ma Albano mi ha perdonata».
«Io non ho detto “caduta”».
Ha detto che Albano non l’ha mai tradita, mentre a lei è capitato in India, caduta o non caduta.
«Dobbiamo parlare sempre di Albano? ».
Albano l’ha perdonata?
«Chiedetelo a lui».
Lui ha detto che dopo l’India non è stato più come prima.
«Dopo l’India nulla era più come prima, ho cominciato a scrivere e ad essere felice di quello che scrivevo».
Parliamo dei fidanzati post-Albano?
«A chi interessa? Non era meglio quando dell’artista si conosceva solo l’opera?».
Ma quando? Il divismo è l’opposto. Alain Elkann? Tani Romano? Damian Rayne? Perché ride? E il fidanzato trovato via Internet, che collezionava coltelli? E quello con l’Harley Davidson, anche lui via Internet? Perché non vuole parlare di fidanzati?
«Perché è un argomento privato. Al pubblico io ho da proporre la mia arte».
Però, sa come è la gente. È fidanzata?
«No, vede un anello?».
Riapriamo le speranze degli italiani.
«Ci vuole molto coraggio ad avvicinare una donna come me».
Perché è cattiva?
«Meglio che io frequenti chi non sa assolutamente niente di me».
Gioco della torre.
«Che gioco è buttare giù delle persone?».
Sgarbi o Ferrara?
«Ferrara lo vedo al ristorante, da Checco il carrettiere, mi è simpatico, ma anche Sgarbi mi è simpatico, non butto nessuno».
Costanzo o Vespa?
«A me non piacciono questi show dove si viene sempre interrotti».
Quindi?
«Nel mio mondo c’è spazio per tutti».
È difficile giocare con lei. Giorgino o Marzullo?
«Giorgio Marzullo?».
No. Giorgino o Marzullo?
«Ah, Gigi Marzullo o Giorgio».
Giorgino. È il conduttore del Tg1.
«Non lo conosco. Sono stata qualche volta da Marzullo. Rapido e indolore».
Prestigiacomo o Carlucci?
«Chi è la Prestigiacomo?».
È il ministro delle Pari Opportunità.
«Non conosco né lei né la Carlucci».
La Santanché e la Mussolini le conosce?
«Non conosco la loro filosofia di vita».
Badget Bozzo e Bondi li conosce?
«Nessuno dei due, mi dispiace».
Bertinotti o Cofferati?
«Non saprei dire».
Però li conosce?
«No».
Lasciamo perdere la torre. Mi costringe a tornare ad Albano. È stata lei a lasciarlo?
«È meglio essere quella che lascia piuttosto che quella lasciata».
Come ha fatto? Che cosa gli ha detto?
«Non vengo certo a dirlo a lei».
No?
«No».
Allora mi dica un difetto di Albano.
«Ancora Albano?».
Loredana le è simpatica?
«Non la conosco».
Non dica bugie. Ha passato tre ore a parlare dei difetti di Albano con lei.
«Tre ore? Non ha così tanti difetti».
Un difetto. Ne voglio uno.
«Non ricordava le parole delle canzoni».
E come faceva?
«Gliele suggerivo io».
In televisione non è così facile.
«E infatti spesso si vedeva».
Vi vedete con Albano?
«Ancora Albano?».
Vi vedete?
«Qualche volta».
Poi lei fa i sogni erotici. Se i suoi sogni sono premonitori, siamo messi male.
«Ma può darsi che sia il contrario».
Nostalgia?
«Sì. Nostalgia canaglia».
Ultimissimo gioco della torre. Butti un giornalista.
«Li butto tutti».
Anche me?
«Lei che mi ha fatto quest’intervista stile Novella 2000, prima di tutti».

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