Magalli

da Sette del 4/7/2003

Una specie di salvagente. Una trasmissione andava male? Pronti! Giancarlo Magalli la rimetteva a posto. Un conduttore dava forfait? Nessun problema. Arrivava Magalli. Più che un conduttore sembrava un idraulico pronto intervento, umile suddito del pianeta Rai oltre che creativo inventore di formule di successo, da Domenica In a Fantastica Italiana. Poi, poco più di un anno fa, Magalli è scomparso. Nessuna nuova trasmissione, nessun programma da «riparare».

Giancarlo, che fine hai fatto?
«E che ne so? In Rai da tre anni è cominciato un carosello di persone, gente che va e che viene, dirigenti impauriti. Entravi in una stanza, parlavi con uno, uscivi, ti accorgevi che avevi scordato il telefonino, rientravi e c’era un altro al posto suo».
E tu?
«Da un anno niente contratti, niente lavoro».
Nessuno ti chiama in Rai?
«No, però ci vado io. Sono andato da Fabrizio Del Noce, volevo dei chiarimenti, e lui: “Abbiamo appuntamento?”. Gli ho detto: “No”. E lui: “Ho un’agenda piena”. E io: “La mia invece è vuota: sto qua fino a domattina”. Dopo mezz’ora mi ha fatto entrare. Abbiamo parlato. Senza concludere un accidente, ma abbiamo parlato».
Umiliante.
«C’è di peggio. Con Baldassarre sollecitai un incontro due volte. Inutilmente. Una sera l’incontrai a un ricevimento. C’erano i fotografi e lui disse: “Facciamo la foto insieme!”. Io risposi: “Insieme a uno che le ha chiesto un appuntamento sei mesi fa?”. Lui ha avuto il coraggio di dirmi: “Magalli, sono il presidente, non posso parlare con chiunque”. Io gli ho risposto, davanti ai giornalisti: “Voi, che siete nessuno, riuscite a far sentire nessuno persone come me che sono trent’anni che lavorano per quella stessa azienda che voi in pochi mesi state distruggendo”».
Quando si dice la diplomazia.
«Mi disse: “Mi chiami, glielo do l’appuntamento”. Io risposi: “Non ho più nessuna voglia di parlare con lei”».
Dovrebbero avere almeno un po’ di riconoscenza.
«Chi? I dirigenti Rai? Passano come meteore, anzi come meteoriti, visti i danni che fanno».
Tipo?
«Tipo Beretta. Ha occupato RaiUno per un anno, non ha incontrato nessuno e se n’è andato. Dissi: “Nonostante il nome, mi sembra di piccolo calibro”».
Ti frega il tuo amore per le battute.
«Adesso c’è Del Noce che è una simpatica persona. Però ritiene di fare a meno di me».
Un suo diritto.
«Non ha azzeccato molti programmi da quando è direttore, Morandi, Amendola, Corna, Max e Tux. Lopez interrotto dopo la prima puntata. Visto che le cose che gli piacciono vanno male, aspetto che passi a realizzare le cose che non gli piacciono. A questo punto io sono in prima fila».
Perché non vai in Mediaset?
«Non è facile. Non c’è più concorrenza. Siamo un’azienda unica. La Rai è diventata una dependance».
Che differenza c’è fra Rai e Mediaset?
«In Mediaset sono più chiari. Dicono: dobbiamo fare otto milioni? Facile: tette e culi. In Rai ti dicono: siamo il servizio pubblico. Alla seconda puntata ti dicono: “Bello eh? Bello! Ma porca miseria dobbiamo fare mezzo milione in più. Possiamo mettere una tetta o un culo?”. Ma la qualità? “E che sarà mai un culo”».
Andare a Mediaset viene vissuto come voltar gabbana?
«Bisogna fare come Bonolis, essere spietati, andare da uno, ritornare dall’altro, levargli più soldi possibile, ritornare da uno, ancora più soldi, ritornare dall’altro, levargliene ancora. Niente sentimentalismi. La mia azienda del cuore? Stronzate che pensiamo solo io e Fabrizio Frizzi».
Chi sono i voltagabbana?
«In Rai ho visto persone girare con in tasca l’Unità e il giorno dopo il Secolo d’Italia. I giornali cambiano col tempo e la situazione. Mai farsi beccare col giornale sbagliato. Poi a casa leggo quello che mi pare. Gente che girava con Paese sera, in privato faceva discorsi a destra di Almirante. Ma tutto questo non è grave».
Un esempio grave?
«Zaccaria, quando era presidente della Rai, si dichiarava garante di tutti. Il giorno dopo la sua uscita arringava i girotondini dalla pensilina del Palavobis. Poi ci sono i piccoli voltagabbana, quelli che quando stanno alla Rai parlano male di Mediaset e quando vanno a Mediaset parlano male della Rai. Ma a forza di andare avanti e indietro, si sbagliano».
Tipo?
«La mia amica Paola Perego ha fatto una cosa divertente. Una volta si sentiva già in Rai e cominciò a dire che in Mediaset lavorano solo quelle che la danno a tutti. Poi le trattative purtroppo si sono interrotte e lei è dovuta rimanere là, in mezzo a quelle che la danno a tutti».
Sei mai stato contento dell’insuccesso di un altro?
«Sì. Bisogna essere contenti quando cade chi va avanti a forza di raccomandazioni. Mai come adesso ci sono tante amichette in televisione».
Se una è raccomandata non puoi mandarla a quel paese?
«Ne paghi le conseguenze. Per uno degli ultimi programmi che ho fatto, e l’unico che è andato male, Subbuglio, ho rifiutato una partner. Me ne sono amaramente pentito quando ho saputo che era l’amante di un pezzo grosso della Rai. Se avessi accettato, naturalmente il programma non sarebbe stato chiuso».
Un serio professionista conosce la mappa delle amanti.
«Ci sono programmi che hanno una concentrazione altissima di amanti. Ci sono alcune persone molto furbe in Rai che dicono: datele a me le amanti, le prendo tutte io. Tre amanti in un programma sono una sicurezza».
Hai litigato con Heather Parisi.
«Arrivava in ritardo alle prove, rubava la scena, ma poi abbiamo fatto pace».
Anche con la Falchi hai avuto dissapori.
«A Domenica In io non la volevo. La mia Domenica In è stata l’ultima che è andata bene. Abbiamo battuto Costanzo quasi per tutto l’anno, forse per questo l’abbiamo pagata e non l’ho più fatta».
Costanzo è potente?
«È potente. Anch’io conosco mille onorevoli. Se poi uno se li lavora, è chiaro che dei vantaggi li ottiene. Io ho amici che vanno da Fini a Bertinotti. Gianni Letta lo conosco da 30 anni e non gli ho mai chiesto niente, neanche adesso. Costanzo però è anche quello che ha scritto su Panorama che non capisce perché non mi fanno lavorare. E lo ringrazio di questo. Dio gliene renda merito».
Stavamo parlando della Falchi.
«Si mise a cantare a Solenghi: “Faccelo vedé faccelo toccà”. Raccontò la barzelletta di Superman che sodomizza l’uomo invisibile. Apre bocca e gli dà fiato».
Parliamo delle tue battute. Tipo Baudo che a forza di farsi pecora se lo portavano via i pastori sardi.
«Si arrabbiò. Ma adesso è un mio grande amico».
Altra battuta. Giorgino, conduttore del Tg1 approdato a Sanremo, fidanzato con la figlia di Saccà.
«Non era una battuta mia. Ma la riferii al Costanzo Show. Dissi anche che non era vero. E che se fosse stato vero Giorgino avrebbe avuto diritto a un risarcimento. Avere Saccà come suocero…».
Peggio la toppa del buco. Ma Giorgino è stato raccomandato sì o no?
«Lo dicono tutti. Ma non perché è fidanzato con la figlia di Saccà».
E perché allora?
«Perché il padre sarebbe un grande elettore di Berlusconi, uno che gli porta voti in Puglia».
Ancora una battuta: «Il peggio che possa capitare è piacere a Beniamino Placido».
«Placido era il più civettuolo dei critici televisivi. Ma non era rappresentativo del pubblico televisivo. Quando diceva che un programma era brutto, quel programma aveva un grande successo. Chi insegue l’audience deve augurarsi che Placido vomiti vedendo il programma. Agli intellettuali piacciono i tipi come Gianni Ippoliti, uno che non si capisce se c’è o ci fa. Quando lo vedi dici: “Mi sta a pijà ‘n giro?”. Ma gli intellettuali, quando non capiscono qualcosa, la ritengono geniale».
La battuta che ti ha causato più danni?
«Le battute non causano danni. Se hanno bisogno di te ti perdonano tutto. Quando Rossini era direttore di RaiTre scrissi sul Messaggero che Achille Bonito Oliva aveva fatto un ascolto così basso che sarebbe stato più conveniente mandarlo personalmente casa per casa. Rossini si incazzò terribilmente. Girava per la Rai dicendo alla gente: “Conosci Magalli? Digli che è uno stronzo!”. Dopo due settimane diventò direttore di RaiUno. Pensai: “Ho finito con RaiUno”. Dopo una settimana mi chiamò perché gli serviva che facessi un programma. Comunque una domanda me la faccio».
Quale?
«Perché Marzullo lavora da 20 anni e io no?».
Hai anche la risposta?
«In una televisione in cui i direttori cambiano velocemente, chi subentra pensa subito a cambiare il sabato sera. Se ne frega della mezzanotte di Marzullo. Poi, quando alla fine trova il tempo di occuparsi di lui, lo cacciano, arriva un altro che ricomincia a preoccuparsi del sabato sera. Marzullo vivrà per sempre tranquillo».
Resta il fatto che in Rai ogni tanto c’è la disinfestazione.
«Ogni cambio di potere si derattizza. Alcuni vengono epurati, altri trasferiti, molti finiscono in appositi edifici di contenimento. All’inizio di viale Mazzini, in piazza Monte Grappa, c’è il palazzo ex Philips. L’ha preso la Rai: è come un casa di riposo per i dirigenti inutili. Hanno l’ufficio, il computer, la segretaria, lo stipendio, il telefono. Tutto tranne qualcosa da fare. Una tradizione. Lo facevano i democristiani, lo hanno fatto i socialisti. Quando lottizzarono RaiDue misero solo amici, parenti, anjepieroni».
Ti riferisci ad Anja Pieroni?
«Lei voleva lavorare a RaiUno perché RaiDue era stata talmente malridotta dai socialisti che i raccomandati dei socialisti non ci volevano andare. La chiamavamo Claretta Mortacci. Quando registrava il suo pezzo, cinque minuti, in studio si fiondava tutta la Rai. Direttore, vicedirettore, capo redattore. Tutti a dire: “Brava, molto brava, bravissima”».
Le maldicenze sono le vitamine dell’anima.
«Chi l’ha detto?».
Tu. Sei un pettegolo.
«Se il pettegolezzo non è offensivo e non è infondato, è cronaca».
Fammi capire meglio.
«Marco Balestri è uno che a me sta simpatico, però mi sono meravigliato che da Mediaset sia arrivato di punto in bianco su RaiDue con un programma quotidiano. Poi ho visto un filmato in cui Balestri presentava la festa della Padania. Con miss Padania, con Umberto Bossi, con Marano direttore di RaiDue che andava a incensare ogni cinque minuti. Se dico che Balestri lavora a RaiDue perché ha fatto la festa della Padania, e perché Marano è leghista, che cosa è? E’ pettegolezzo o cronaca?».
Che cos’è l’adulazione?
«Ingraziarsi qualcuno ricordandogli le sue qualità o inventandole di sana pianta».
Funziona in Rai?
«Circola fra gli autori. Se c’è un conduttore forte, alla Baudo, negli autori si crea un rapporto di adulazione per cui nessuno ha il coraggio di dirgli: guarda che questa cosa fa schifo. Anzi dicono: bellissimo, perfetto».
Succede a te di essere adulato?
«Succedeva. I miei adulatori sono scomparsi».
Ne ricordi uno?
«Ne ricordo mille. Non mi richiamano più neanche per gli auguri di Natale. C’è un autore che ha lavorato tanto con me, sembrava un grande amico, Massimo Cinque. Ci sentivamo tutti i giorni, me lo sono portato in molti programmi. È sparito».
In tv dicono che sono adulatori Marzullo e Vespa. E Anna La Rosa.
«Marzullo è un adulatore democratico. Lo fa con tutti».
E Vespa?
«Vespa è più gentile con alcuni che con altri. Ma segue misteriosi disegni che anticipano quello che potrebbe accadere. Sorprende mostrandosi gentile con uno non potente (ma lui sa che lo diventerà) e duro con uno potente (ma lui sa che fra un mese non conterà più nulla)».
E Anna La Rosa?
«È come la Sora Cecioni, una con le idee chiare. È talmente felice che i politici parlino con lei che non ha il coraggio di essere dura».
Il nuovo direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, appena è stato nominato ha detto che da tempo non guardava la televisione.
«Enzo Siciliano, quando era presidente della Rai, si vantò di non avere nemmeno il televisore in casa. In Italia chi vuole apparire uomo di cultura deve dire che odia la televisione».
Ti riconosci nella televisione di alto livello o di basso livello?
«La mia non è televisione di alto livello. Ma le persone che stimo, da Aldo Grasso a Stefano Disegni, sono d’accordo nel dire che io sono migliore della televisione che faccio».
Perché hai scelto questo lavoro ?
«Mio padre e la mia prima moglie volevano che facessi l’assicuratore, il lavoro sicuro, tutte quelle storie… Ho resistito pochissimo. La noia mi stava massacrando. Alla fine ho rotto con mio madre, ho lasciato mia moglie e sono andato in affitto in un monolocale di Nico Fidenco. Ho un unico rimpianto, mio padre è morto prima di rendersi conto che avevo ragione io.
Chi è il campione della televisione deficiente?
«Chi fa la televisione senza contenuti, la televisione che non ti fa pensare».
Tipo Macao di Boncompagni?
«Gianni è un amico. Ho stima di lui».
Una battuta: ha 70 anni, la sua fidanzata attuale ne ha 20.
«Gianni se incontra una donna tipo “Ho trent’anni e non mi sento realizzata” si butta dalla finestra. Lui ha bisogno di compagne che gli dicano: “Porca miseria, domani mi interrogano sulle capitali e non le so”. E lui dice: “Dai, ripassiamole insieme”».
Una volta hai polemizzato anche sui guadagni. Contro chi guadagnava 200 milioni. E tu ne guadagnavi 800.
«Ma io lavoravo tutto l’anno. Quelli un giorno solo».
Te la sei presa con Funari.
«Ho solo detto: “Io non voglio più soldi. Ma almeno diminuite lo stipendio a Funari”».
E Funari?
«Funari è troppo furbo. Mi telefonò per dirmi: “Fortissimo! Dai, famo finta che litigamo”».
Gioco della torre. Flores D’Arcais o Moretti?
«Moretti non riesco a sopportarlo, né fisicamente, né intellettualmente. Non mi piace il suo modo di parlare, la sua faccia, il suo capoccione lunghissimo. È supponente. Come D’Alema. Ogni volta che parlano hanno l’aria di quelli che ti fanno un piacere: “Parlo con te anche se sei uno stronzo”».
Berlusconi o Fini?
«Butto Berlusconi, a meno che non si presenti senza Previti».
Conosci Berlusconi?
«L’ho incontrato una volta in un ristorante. Si alzò in piedi per salutarmi e io gli dissi: “Stia comodo, la prego”. E lui disse: “Ci mancherebbe altro”. E lì ho capito che era un gran paraculo. D’Alema non si sarebbe alzato. A malapena avrebbe salutato».

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