enrico mentana michela rocco di torrepadula

Sette – 15 febbraio 2004
Quando lasciò Chicco Testa e si mise con Chicco Mentana io, in una intervista, feci sfoggio del mio notevole senso dell’ironia e le dissi: “Sei la donna dei due Chicchi”. Lei, su quella strada, mi surclassò: “Un Chicco tira l’altro”. Michela Rocco di Torrepadula, 33 anni, un passato di miss Italia e miss Europa, un tentativo, abbandonato, di carriera cinematografica, oggi conduce, su Sky, Doppio Espresso, una di quelle trasmissioni per le quali bisogna svegliarsi all’alba. Inevitabile, visto il precedente, cominciare l’intervista dal basso.

È più bello Chicco Testa o Chicco Mentana?
“Mentana”.
Alcune fanciulle mi hanno detto che è più bello Testa. Alto, magro.
“I bassi sono più vivaci”.
È più buono Chicco Testa o Chicco Mentana?
“Sono entrambi buonissimi”.
Vuoi più bene a Chicco Testa o a Chicco Mentana?
“Amo Mentana. E voglio molto bene a Chicco Testa”.
Grande cerchiobottista. Te la sei cavata. Tu sei nobile? Contessa? Marchesa? Duchessina?
“Non mi chiedere queste cose. Non so niente della mia famiglia”.
Qualcosa saprai.
“Ma non me ne frega niente”.
Importa a me.
“Non ci sono domande meno banali?”.
Prima rispondi a questa e poi ti faccio domande profonde su Kierkegaard.
“Sono… Donna… Donna Michela”.
Sei Donna Michela. Tanto ci voleva? Sei anche nipote del Codice Rocco. Cioè dell’uomo che ha redatto il Codice Rocco.
“Non so veramente niente della mia famiglia, non vado molto d’accordo con alcuni rami familiari. Comunque quello del codice era una specie di nonno, di bisnonno, ma non in linea diretta”.
Andiamo alle cose serie. Tu sei stata miss Italia. Nel 1987.
“Quando vinse Mirka Viola e fu squalificata perché era sposata e aveva un figlio. Ma era bellissima”.
Altra domanda di spessore: perché i tuoi fidanzati sono sempre molto più vecchi di te?
“È colpa involontaria di mio papà che aveva 55 anni quando sono nata. All’asilo mi vergognavo un po’ perché le amichette mi dicevano: “Chi è, tuo nonno?””.
E tu?
“Io dicevo: “Sì, è mio nonno””.
Siamo in piena psicoanalisi.
“È stato un leit motiv della mia vita: mi sono sempre trovata meglio con ragazzi più grandi”.
Il tuo fidanzato regista aveva 31 anni più di te.
“Sono stati cinque anni molto belli”.
Hai sempre storie piuttosto lunghe. Con Marco il dentista sei stata sette anni.
“E con Chicco Testa tre anni. Non mi piacciono le storielle mordi e fuggi. Ho trentatré anni e in fondo ho avuto solo quattro uomini”.
Pochi?
“Sì, mi sembrano pochi”.
Che tipo di famiglia è la tua?
“Padre avvocato e gallerista d’arte. Mamma medico. Molto rigidi. Ci trattavano come dei soldatini. Ho praticamente fatto il servizio militare”.
Tanto per capirci, che cosa intendi per educazione rigida?
“Molte regole, molta disciplina. Io vedo i figli dei miei amici. Sono veramente maleducati, lasciano tutto in disordine, ti interrompono mentre parli, mangiano male a tavola. A noi non ce la davano mai vinta, nemmeno sui vestiti. Tutti i compagni avevano il Moncler e io no, a me compravano il loden che odiavo. “Non devi fare branco”, mi dicevano. Adesso dico che avevano ragione, ma allora era una sofferenza, a scuola mi pigliavano in giro “.
Le tue passioni?
“Studio, conservatorio di musica, sport, flauto traverso, violino, inglese, danza classica, karate, salto in alto, salto in lungo, corsa. A me giocare non piaceva”.
Eri una bambina noiosa e petulante?
“Passavo il tempo a leggere, mi piacevano gli animali. Ero isolata e avevo solo un paio di amici. Poi alle medie sono cambiata. Ho scoperto un altro mondo, mi sono aperta, e sono diventata caciarona e goliardica”.
Le vacanze?
“Andavo pazza per la montagna. Ancora oggi. Ho un po’ di problemi con Enrico perché soffre di vertigini. Ma lo trascino lo stesso”.
Vuoi ucciderlo.
“Se il sentiero è particolarmente esposto lui si toglie gli occhiali, non guarda lo strapiombo e va avanti. Piano, ma senza tentennamenti”.
Canzoni, amori, miti?
“Adesso me ne vergogno, ma a quindici anni leggevo tutto Herman Hesse, tutto”.
Cose un po’ meno pesanti?
“I Simple Red. Ma la mia passione era la musica classica. Mozart mi ha sempre messo di buon umore. Mi piace la musica del Settecento. Detesto quella del Novecento e quella contemporanea. È angosciante. Mi dicono che non la capisco. Certo, non la capisco e non mi piace”.
Ti occupavi di politica?
“Non sopportavo le assemblee di classe, mi annoiava parlare di politica a scuola. A scuola io ci andavo per studiare e per imparare”.
Nello sport eri competitiva?
“Andavo bene. I miei compagni non mi parlavano più perché vincevo sempre. Allora ho smesso di vincere. Non potevo vivere con quell’angoscia”.
Quanto facevi nel salto in alto?
“Nello stesso stadio si allenava Sara Simeoni. Un giorno mi disse: “Se superi un metro e settantacinque ti regalo le mie scarpette””.
E ce l’hai fatta?
“No, non ho le scarpette di Sara”.
Ritieni di avere un cognome ingombrante?
“Cerco sempre di tagliarlo. Torrepadula mi dà fastidio. Ho paura che le persone pensino che una con un cognome così sia antipatica. Rocco è un bel cognome, dolce. Torrepadula è pesante”.
Perché hai deciso di fare l’attrice?
“Quando avevo dieci anni ho fatto una recita a scuola. Il pubblico rideva ed io provai una grandissima soddisfazione. Decisi di andare a scuola di recitazione e di dizione. Più tardi ci fu l’episodio di miss Italia. Mia madre non voleva che ci andassi. Mio padre fu più liberale. E alla fine vinsi”.
Un anno di supermercati e di show room.
“Tremendo. Litigai con gli organizzatori. Volevano che mi presentassi in costume e coroncina da tutte le parti”.
Ma poi hai fatto miss Europa.
“Non ci volevo andare. Mi convinsi che aveva ragione mia madre, che non avrei dovuto fare il concorso. Ma mio padre disse: “Hai voluto la bicicletta?”. Sono andata svogliatissima. E mi hanno eletto miss Europa. A settembre dovevo consegnare la corona alla nuova miss Italia ma non ci andai. Litigai di nuovo con gli organizzatori e andai a presentare la sera stessa il Campiello con Bruno Vespa”.
Una botta di cultura. Almeno hai fatto soldi con i concorsi?
“Dodici milioni”.
E tutta la pubblicità?
“Nemmeno una lira. Ma non mi interessavano i soldi. Miss Italia era stato un errore. Un marchio che ti porti dietro tutta la vita. Tutti a pensare che sei una mezza scema”.
Da qualche parte bisogna cominciare.
“Io lo avevo fatto per ribellarmi alla mia famiglia che mi sembrava oppressiva. Però ho sbagliato, ho sbagliato, ho sbagliato”.
Poi è arrivato il film: I ragazzi del muretto.
“Eravamo dodici ragazzi, c’era Cecilia Dazzi, che dopo ha fatto un sacco di film, di quelli belli che nessuno vede ma vincono i festival del cinema d’autore. C’erano Lorenzo Amato, figlio di Giuliano, Claudio Lorimer, Alberto Rossi che sta facendo Un posto al sole”.
Anche tu hai fatto Un posto al sole.
“Tre mesi. Sembrava di lavorare in fabbrica. Per reazione non ho mai visto una puntata, nemmeno quelle mie”.
Poi?
“Poi l’Africa. Un’esperienza bellissima, è durata un anno, mi sono portata dietro perfino la mia cagnetta Gilda. Dodici puntate per Rete 4 con Carol Alt. Negli intervalli gli altri tornavano in Italia, io giravo: Madagascar, Zimbawe, Mozambico, Sud Africa, Namibia”.
Il tuo primo guadagno grosso?
“50 mila euro per il Muretto. Tolte le tasse, tolta l’agenzia, poca roba… A un certo punto ho deciso che non volevo più fare l’attrice. Stavo girando un film per la Rai, c’erano gli attori rompiscatole che litigavano, il film non era un capolavoro. Mi sono detta: “Ma che ci sto a fare qui?”. Avevo già iniziato a lavorare con Luciano Rispoli a Tappeto volante e l’ho seguito i tutti i suoi pellegrinaggi: Tmc, Odeon Tv, RaiSat Album”.
Avevi già fatto Il processo del lunedì con Biscardi.
“È vero, dieci anni prima. Dicevo due parole a puntata. Avevo tempo di fare le parole crociate, di leggere qualche rivista”.
La valletta di Biscardi sorride e tace.
“Io non mi intendevo di calcio e non mi interessava. Se avessi parlato avrei detto delle gran cavolate. Non che i giornalisti sportivi dicano cose molto più intelligenti di quelle che avrei potuto dire io”.
Tu vedi le trasmissioni sportive?
“Ogni tanto Biscardi, che è bravissimo, ma vedo più spesso Controcampo, Piccinini è bravissimo. La Domenica Sportiva mi annoia. Comunque vedo poca tv in genere. Adesso vado a dormire alle otto e mezza. Quando ci riesco vedo Porta a porta. Vespa è bravissimo”.
Dicono che sia il tempio dell’adulazione.
“Semmai è un adulato. I politici si buttano per terra per andare da lui. E lui sa gestire l’orchestra. Dà spazio a tutti, a destra e a sinistra”.
Purché siano potenti?
“No, questo lo fanno altri”.
Altri chi?
(silenzio)
Reticente?
(silenzio)
Dicono che la televisione sia il luogo dove il politico ha la vita più facile, dove i giornalisti non fanno mai domande vere.
“C’è modo e modo di rendere la vita difficile. Socci con la Melandri è stato al confine della maleducazione”.
Con Berlusconi è stato educatissimo.
“Bisogna trattare tutte le persone nello stesso modo. E se si vuole mettere qualcuno in difficoltà va fatto in maniera educata. Rispoli era bravissimo. I politici li metteva in difficoltà ma con grande garbo. Secondo me uno bravissimo a fare queste trasmissioni sarebbe Enrico. È molto equilibrato”.
Dicono che sia la foglia di fico.
“Enrico è un uomo libero, non accetta compromessi. È dipendente della società gestita dal figlio di Berlusconi, ma nessuno gli fa mai alcun tipo di sollecitazione. È addirittura ossessionato dall’obbiettività, alcune volte esageratamente”.
A casa come parla di Berlusconi?
“Una domanda da fare a lui”.
Furbetta. Io la faccio a te.
“Non gli ho mai sentito dire: “Berlusconi mi è simpatico, Berlusconi mi è antipatico””.
Non è mai tornato a casa arrabbiato con il Cavaliere?
“Torna sempre a casa con il sorriso. I problemi li lascia in ufficio”.
Non ha mai fatto una sfuriata contro Berlusconi?
“Mai”.
Non sei credibile. C’è stato un momento che stava andando via da Mediaset.
“Che io sappia non ha mai parlato con Berlusconi in quella occasione”.
Quando lo attaccano, come reagisci?
“Dipende”.
La donna difende sempre il suo uomo.
“No. Dipende da che cosa gli dicono”.
Quella volta del litigio con Giorgino?
“A volte Enrico fa delle battute senza tener conto della sensibilità delle persone. La battuta non era terribile. Ma forse poteva risparmiarsela. E anche Giorgino poteva risparmiarsi quella reazione . È venuto fuori un grande fuoco per una piccola miccetta”.
Che cosa è l’adulazione?
“Quando non dai mai torto a una persona”.
Tu sei un’adulatrice?
“No”.
Ti sarai fatta un po’ di nemici.
“Nemici no. Ma nemmeno tanti amici. Quando vado a vedere a teatro gli spettacoli dei miei amici è un dramma. Se non mi piace non sono capace di andare in camerino e dire: “Che bello, che bello””.
E come fai?
“Scappo, non ci vado”.
Adulatori ufficiali? Tutti mi dicono Bondi e Schifani.
“Fanno il loro mestiere”.
Il mestiere di Bondi e Schifani è adulare?
“Lavorano per Forza Italia, che devono fare? Se uno vuole mantenere il suo posto… E comunque succede anche a sinistra”.
Fede?
“Non toccatemi Fede che l’adoro. È un adulatore? Ma lo è dichiaratamente, non si nasconde”.
È il direttore di un telegiornale.
“Certo, teoricamente non dovrebbe, me ne rendo conto. Però se uno vede il Tg4 sa che cosa lo aspetta. È grave quando un altro tg nasconde le notizie o le fa passare di striscio”.
Stai parlando del Tg1?
“Assolutamente no”.
Certamente no.
“Sto parlando dei telegiornali in generale”.
Pensa a una persona un po’ sprovveduta che guarda il Tg4…
“Ma c’è l’antidoto. La persona sprovveduta si guarda Striscia la notizia e capisce tutto”.
Parliamo dei voltagabbana.
“Quelli che ieri stavano con uno e oggi stanno con un altro?”.
Quelli. Bonolis è un voltagabbana? Appena è arrivato in Rai ha cominciato a sparare su Mediaset, tipo: “Basta Berlusconi”. E ha smesso di votare Forza Italia.
“No, Bonolis non è un voltagabbana. Voltagabbana è Scalfaro, voltagabbana è Mastella”.
Ma sono simpatici.
“Non li conosco. Mi sembrano voltagabbana e basta”.
Mastella fa anche mercato di parlamentari. Recentemente ha comprato Bertucci, direttamente da Forza Italia.
“In questo caso il voltagabbana è Bertucci. Sai, è facile dire voltagabbana”.
Cioè?
“Dicono che è voltagabbana Gianfranco Fini, per il discorso di Gerusalemme”.
Beh, se l’è presa con i repubblichini.
“Ma quello è stato un atteggiamento da grande statista”.
Gioco della torre. Mimun o Fede?
“Salvo il più obbiettivo… Fede”.
Smettila di ridere, Feltri o Belpietro?
“Feltri mi piace, però continua a scrivere su Libero che mio marito se ne va dal Tg5. Uno scoop che fa ogni settimana”.
Travaglio o Maltese?
“Nonostante Maltese abbia scritto male di me, butto Travaglio”.
Come sei obbiettiva.
“Travaglio è irritante con le sue continue accuse a Berlusconi”.
D’Alema o Veltroni?
“Butto D’Alema. È antipatico da morire”.
Per chi voti?
“Come?”.
Sincera per favore.
“Alle politiche ho votato scheda bianca. Alle comunali per Veltroni”.
E prima?
“Liberale. Mi sono anche candidata a Verona. Erano i tempi di Altissimo, di De Lorenzo. Terza dei non eletti, 145 voti. Poi ho votato a destra, ho votato a sinistra. A destra An, a sinistra i socialisti”.
Ma insomma, sei di destra o di sinistra?
“Sono di destra. Ma non destra destra. Ad esempio mi sono piaciute le ultime uscite di Fini”.
Ma allora? Destra destra.
“Forza Italia è più a destra di An”.
Conosci Berlusconi?
“No, e non muoio dalla voglia di conoscerlo”.
Non sei curiosa?
“No. Vorrei invece conoscere Nanni Moretti, perché mi sta antipatico. Ti racconto un episodio. Ero una ragazzina, 18 anni, adoravo la Sacher, ho perfino una raccolta di scatole di legno della Sacher. Appena arrivata a Roma, lo incontrai in Vespa a un semaforo. Gli dissi: “Anch’io amo la Sacher, lei dove la compra?””.
E lui?
“Non ha aperto bocca. Ha accelerato e se ne è andato”.
Mister simpatia.
“Non mi piacciono nemmeno i suoi film”.
E allora perché lo vuoi conoscere?
“Per dirglielo. Per dirgli che mi sta antipatico e che La stanza del figlio è una delle più grandi bufale che girano nei cinema italiani”.

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